Spiritualità
Con l’arrivo di don Alessandro Santoro nel novembre del 1994, è nata una esperienza di comunità di base che, partendo dal “basso” e dalle persone, coinvolge quanti, credenti e non, vogliono mettersi in cammino per ridare un senso profondo alla propria vita, usando come luogo di confronto il Vangelo. L’appartenenza a questo territorio ci fa sentire con urgenza il bisogno di collegare la nostra ricerca di fede con il muoverci concreto, non solo in campo relazionale, ma anche nelle scelte economiche e politiche.
Il cercare di coniugare fede e vita rappresenta per noi qualcosa di esistenziale e costitutivo che ci aiuta a prendere consapevolezza del nostro essere viventi e cristiani, ad essere uomini tra gli uomini e con gli uomini, ad assumere un atteggiamento senza pregiudizi, affinché ogni persona si senta accolta come portatrice del dono della vita. Il nostro cammino sta crescendo di pari passo con la consapevolezza dei bisogni materiali e spirituali del luogo in cui viviamo ed ora sentiamo questa esperienza e questo luogo come uno dei tanti “sud del mondo” che resistono e lottano costruendo “laboratori di vita e di speranza” che cercano di intessere relazioni vere per tentare di cambiare concretamente il nostro modo di vita e realizzare così quello che pensiamo sia il “sogno di Dio” su di noi.
La nostra comunità è il tentativo quotidiano di costruire relazioni umane “vere e vitali” per imparare a vedere nell’altro un potenziale immenso di vita e spiritualità, uscendo così dalla rassegnazione e dalla passività. Abbiamo cominciato a mettere in comune le nostre storie, accogliendo come ricchezza le potenzialità e le diversità di ciascuno, cercando di non gerarchizzare, di vivere in modo orizzontale i nostri ruoli, senza cioè sentirsi né superiori né inferiori, sapendo che tutti abbiamo qualcosa da imparare dall’altro.
Questo ha messo insieme chi di noi ha un cammino di fede e chi, non riconoscendosi in un percorso religioso, crede comunque nella sacralità della persona. Per questo abbiamo iniziato ad incontrarci per leggere il Vangelo tutti insieme, credenti e non, cercando di calare il suo messaggio di liberazione nella nostra quotidianità e nella vita del nostro quartiere; ci siamo resi conto che il confronto con questa Storia ci era necessario per rimetterci in discussione e incontrarci sempre più.
Il passo successivo è stato il tentativo di far nascere nelle vie del quartiere le Piccole comunità di base che periodicamente, con più o meno continuità, si incontrano e si confrontano legando sempre il Vangelo con la vita. In questo modo tentiamo di essere chiesa incarnata nella vita della gente, che si sporca mani e piedi là dove si vive, si lotta, si soffre e si celebra la vita. Vivendo questa esperienza ci siamo convinti che la chiesa non può essere un’isola dove si evade dalla vita quando le sofferenze ci schiacciano e ci annientano, ma al contrario l’essere comunità e chiesa ci chiede e ci spinge a stare dentro le cose, ad essere in mezzo alla gente. A questo punto della nostra storia abbiamo bisogno di riconoscerci in una chiesa profetica, capace di vedere in profondità, capace di scelte forti, di denunce coraggiose e capace di costruire alternative in campo economico, sociale e politico; capace di ripudiare la guerra e la violenza in qualsiasi forma, recuperando l’espressione delle prime comunità cristiane “o il battesimo o l’esercito”.
Quando la nostra comunità ha cominciato il suo cammino non esisteva uno spazio fisico, un edificio Chiesa e questo ci ha portato ad incontrarci a celebrare all’aperto e in spazi non convenzionali. Questa mancanza di mura e di struttura e l’esperienza che ne è scaturita ci ha permesso di riscoprire l’essenziale, ci ha stimolato a partecipare in prima persona alla liturgia ed anche a sentirsi corresponsabili della sua preparazione; così abbiamo imparato a scoprire la mensa del pane e del vino non più come “spazio altro” della nostra vita ma “spazio dentro” la nostra esistenza. Considerare la celebrazione “spazio dentro” significa per noi portare nella mensa del pane e del vino i nostri vissuti, le nostre speranze ma anche i dubbi e le paure, perché l’incontro con Dio e con la sua parola porti nutrimento nuovo alla nostra vita.
La celebrazione diventa quindi il momento ed il luogo dove la nostra comunità si incontra per celebrare la vita, per spezzare il pane e per diventare, ciascuno di noi, pane spezzato e mescolato con la storia e l’esistenza degli altri. La nostra esperienza comunitaria ci ha così portato a non considerare indispensabile la costruzione o l’esistenza di una chiesa-edificio. Per questo ci piace pensare al nostro spazio, al nostro Centro Sociale, che ora utilizziamo come spazio polivalente, chiesa, scuola, incontri, come “un luogo che accoglie tutti e tutto”, non solo “casa di Dio” ma “casa della Vita”, una porta aperta a tutti che si fa scegliere senza imporsi, senza discriminare, invitante, invogliante alla festa e alla speranza. Un luogo aperto e disponibile ad ogni incontro umano, non necessariamente ed esclusivamente cultuale e nemmeno indispensabilmente cristiano.
Stiamo cercando di vivere con dignità la nostra condizione di uomini e di donne e questa crescita spirituale e umana ci ha portati a prendere posizione ed a fare scelte precise:
- con il prendere realmente a cuore ogni situazione di povertà, di emarginazione e di ingiustizia;
- con il nostro lavoro, realizzato nel piccolo, ma con lo sguardo rivolto al mondo, dove ogni scelta particolare è vissuta nel contesto globale;
- con l’assumere fattivamente scelte di finanza etica e di microcredito, di consumo critico rispettose della dignità della persona;
- con la partecipazione attiva dentro la realtà territoriale e la comunità locale.
Questo fermento ha fatto sì che il centro sociale diventasse un punto di riferimento nella città, contribuendo insieme ad altre associazioni cittadine a far nascere realtà tutt’ora attive nel campo della nonviolenza e della giustizia sociale.
Dopo questa parte di strada percorsa possiamo dire di aver fatto un pezzettino di quel lungo cammino che, siamo certi, non potrà e non dovrà interrompersi mai e il nostro impegno a volte ha portato dei frutti, spesso non è stato compreso, ma noi continuiamo ad esserci e il luogo che utilizziamo odora di vita e di senso. La nostra esperienza è come un piccolo seme e coltiva il sogno di poter contribuire alla costruzione di un’umanità che sappia avere cura di tutto ciò che esiste, che sappia vivere la pace e che sappia scegliere con consapevolezza la strada della giustizia e dell’amore, considerando come proprio bene il bene di tutti.
Vorremmo la nostra comunità sempre più aperta all’accoglienza e aperta sul mondo, continuando un percorso di liberazione che ci renda capaci di ritrovare la gioia di sentirsi “parte di” e allo stesso tempo “in cammino verso” un’infinita, accogliente, unica, immensa vita. Questa liberazione è prima di tutto la presa di coscienza della possibilità di “riprendere in mano” la propria vita, di vivere un’etica della responsabilità nella quale la persona da soggetto passivo diventa soggetto attivo della storia, dove si è chiamati a partecipare in prima persona, a prendere decisioni, a mettersi in gioco e a valorizzare la propria creatività per realizzare rapporti nuovi, capaci di ridare dignità e significato alla vita umana.
Vorremmo che questo percorso di liberazione, che ci sembra essere il sogno di Dio per la storia umana, diventasse da “sogno di pochi”, speranza di molti. Per partecipare il nostro progetto, coinvolgere un numero crescente di persone e dare spazio così a nuove idee, a nuova ricchezza, alla verità degli altri di cui sentiamo di aver bisogno per poter crescere ed essere ‘viventi’, abbiamo sempre considerato importante ed essenziale vivere dal di dentro il nostro quartiere. Nonostante la nostra fragilità umana, per noi sono segno di speranza la forza e l’energia che ci trasmettiamo e la tensione verso la realizzazione di questo sogno, consapevoli che non tutto potrà essere fatto ma che comunque rimarrà una traccia per quelli che verranno. Per vivere così c’è bisogno di tenerezza per alimentare l’amore e c’è bisogno di preghiera, dove pregare è lasciarsi interrogare dallo Spirito di Dio e dallo spirito dell’umanità, e permettere così al Dio della vita di sovvertire la nostra esistenza e renderci liberi. Per questo ci auguriamo felicità, inquietudine, sogni agitati. E sete di futuro.




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