Nel decreto del 2 ottobre 1978 il ministero della Difesa della Repubblica italiana ha conferito ad Ada Prospero Marchesini Gobetti la medaglia d’argento al valor militare per la sua partecipazione alla Resistenza:
“Partigiana Combattente, fu tra le prime donne che l’8 settembre 1943 organizzarono la lotta armata contro il nemico.
Fece della sua casa, pur conscia del pericolo cui si esponeva, un ritrovo e un centro vitale di attività clandestina per tutti i partigiani della zona. Recatasi in Francia per una delicata missione presso il comando Alleato, non esitò ad affrontare una rischiosa traversata Alpina a più di 3000 metri di quota prolungatasi per oltre tre giorni… Riuscì, con rara perizia alpinistica e sprezzo del pericolo, a sfuggire all’inseguimento nemico, portando al sicuro i documenti di cui era latrice…”
Ma la pericolosa missione di Ada Gobetti in Francia, anche se ammirabile e degna di riconoscimento ufficiale, rivela sono una piccola parte del suo ruolo nella Resistenza, diffondendo solo una fievole luce sul suo contributo alla storia dell’antifascismo. Se il termine Resistenza si riferisce specificamente alla lotta per liberare l’Italia la “vita di Resistenza” di Ada Gobetti richiede una definizione più ampia, che includa non semplicemente la Resistenza armata durante la guerra o la partecipazione all’organizzazione antifascista, ma la lotta contro l’impedimento alla libertà, la limitazione dei diritti umani e la restrizione della conoscenza imposta dal potere politico. Molti anni prima dell’inizio della battaglia per la liberazione dal nazi-fascismo, Ada Gobetti si impegnò a resistere intellettualmente a quella dittatura, attivandosi nel gruppo clandestino Giustizia e Libertà e collaborando a fondare il Partito d’Azione – un partito politico i cui membri riconobbero in seguito le sue qualità di leader, chiedendole di rappresentarli come vice-sindaco di Torino alla fine della guerra. Per Ada Gobetti, inoltre, la Resistenza dopo il 1945 voleva dire abbracciare una serie di ideali esemplificati dalle cose migliori insite nella Resistenza stessa: ideali di democrazia di base, riconoscimento dei diritti delle donne ed educazione democratica. Per questi ideali Ada Gobetti avrebbe combattuto per tutto il resto della sua vita. Il compagno di lotta partigiana Paolo Spriano ha riassunto così la filosofia di Ada:
“La convinzione di Ada […] era quella di provare che non c’è mai una situazione totalmente chiusa ad un’iniziativa, anche piccola, ma che vada nella direzione della liberazione di forze compresse e di illuminazione delle coscienze. Il bisogno era quello di lottare subito contro ogni ingiustizia, sopraffazione, pregiudizio, per portare avanti una lotta generale per l’emancipazione sociale, umana, intellettuale”.

Questo è l’estratto dal Diario Partigiano di Ada Gobetti 

“Verrà al mio funerale gente per semplice convenienza, per curiosità o anche ozio o per necromania; ma verranno anche quelli che mi hanno voluto bene e a cui ho voluto bene. Ho voluto bene a molti, in modo più o meno intenso, ma posso dire con coscienza che non ho mai avvicinato un essere umano senza sentirmi in qualche modo legata da un senso di solidarietà. Il che non vuol dire che abbia voluto bene indiscriminatamente a tutti. Ho odiato certe persone per le idee che sostenevano o rappresentavano: ho odiato i fascisti e – pur umanamente comprendendo e compatendo gli individui – non ho esitato a lottare contro di essi. Per questo non sono pacifista. Odio tutte le forme di neutralità. Penso che si deve avere un’idea e per questa battersi, non impersonalmente, ma con tutta la passione più viva”.

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